LA CANZONE DELL’ETERNO RIMPIANTO 

 
Wang Anyi

Nella Shanghai cosmopolita e brillante dell’immediato dopoguerra, la sedicenne Wang Qiyao intende approfittare delle possibilità offerte da un concorso di bellezza. Non vince, ma riesce comunque a conquistare una certa notorietà perché rappresenta un tipo di fascino «quotidiano»: quello, elegante ma non vistoso, che si incontra per strada tutti i giorni e che meglio incarna lo spirito della città. Scoperta da un fotografo che l’ama non ricambiato, diventa l’amante del potente Direttore Li. Ma la Cina si trova in un momento storico di grandi mutamenti e quando Li muore in un incidente aereo, Wang Qiyao deve lasciare l’ovattata atmosfera della residenza Alice, dove, assai rispettate, vivono le mantenute, i «fiori della società»; possiede solo una scatola di legno intarsiato che contiene alcuni lingotti d’oro avuti in regalo dall’amante.
Wang Qiyao è costretta a reinventarsi un’esistenza all’ombra dei grandi sommovimenti politici; si mantiene facendo l’infermiera e riunisce attorno a sé una piccola cerchia di amici con i quali passa il tempo a cucinare, a giocare a majiang e a chiacchierare davanti a una stufa. Dalla fugace relazione con uno degli ospiti nasce una figlia, Weiwei. La sua è un’esistenza fatta di dettagli e di piccoli piaceri intimamente legata a quella di Shanghai, la città cinese più aperta e occidentale.
Dopo la morte di Mao, con l’inaugurazione della politica delle riforme, a poco a poco torna a emergere la vecchia metropoli: la moda, le vetrine, lo stile, i neon, i ristoranti, le feste, i balli. E Wang Qiyao, che per molti versi è l’emblema di quel passato, dopo quarant’anni torna a essere un punto di riferimento anche per le nuove generazioni. Proprio nel momento in cui la sua vita privata e più in generale quella di Shanghai e della Cina sembrano «normalizzarsi», va però incontro a un destino drammatico che disattende le aspettative della nuova corsa allo sviluppo e alla ricchezza, dei devastanti cambiamenti tutt’ora in atto nella società cinese.

«Questo romanzo ci fa capire perché Wang Anyi è fra le più acclamate scrittrici cinesi».
«New York Times Book Review»

«Un libro splendido».
«Libération»

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